La certificazione DPI per le scarpe da lavoro: come funziona?

 

Le calzature da lavoro utilizzate in ambienti a rischio (dalle cliniche alle fabbriche, alle cucine, ad esempio) o anche semplicemente per mansioni che rendono possibili infortuni di vario tipo, devono rispondere alle normative attuali. In particolare devono essere certificate come DPI, ovvero Dispositivi di Protezione Individuale.

In realtà, dietro alla definizione DPI per una calzatura da lavoro possono esserci caratteristiche diverse: è evidente, infatti, che chi lavora in un cantiere aperto non ha le stesse esigenze dell’infermiere di una clinica, giusto per citare due delle categorie più comuni.

In questo articolo vogliamo spiegarvi:

  • quali sono le possibilità di protezione offerte dalle calzature certificate DPI
  • come funziona l’iter per la certificazione.

Reposa è specializzata nella produzione di scarpe da lavoro (e, in particolare, zoccoli in gomma) certificati DPI e adatti per moltissime esigenze lavorative, anche grazie al rapporto qualità-prezzo particolarmente conveniente rispetto a tipologie di scarpe diverse.

Il catalogo Reposa, inoltre, presenta una vasta gamma di colori che permettono l’abbinamento con le più diverse divise aziendali.

Cosa prevedono le normative sulle calzature certificate DPI

Le normative di riferimento per la sicurezza della scarpa da lavoro sono diverse; consistono, in sostanza, negli standard definiti dalle diverse ISO:

  • EN ISO 20344 – detta i requisiti generali delle scarpe da lavoro.
  • EN ISO 20345 – riguarda le calzature con puntale resistente fino a 200 joule.
  • EN ISO 20346 – riguarda le calzature con puntale resistente fino a 100 joule.
  • EN ISO 20347 – per le calzature senza puntale.

Le diverse ISO definiscono i diversi gradi di antistaticità, antiscivolo, isolamento dal freddo o dal calore, impermeabilità e resistenza al taglio della tomaia, possibilità di essere lavate o sterilizzate e altre caratteristiche che può avere la scarpa. La presenza o meno di queste caratteristiche fa rientrare la calzatura in certe categorie predefinite che le rendono idonee all’utilizzo in ambienti di lavoro e per ruoli diversi.

Alcune caratteristiche sono particolarmente importanti e vedono nuove suddivisioni al loro interno: ad esempio, le scarpe antiscivolo possono essere SRA, SRB o SRC a seconda del tipo di superficie sul quale vengono fatte le prove.

Si tratta in effetti di un argomento decisamente complesso; per fortuna delle aziende, la scelta della calzatura che deve essere effettivamente utilizzata spetta ai consulenti per la sicurezza aziendale, cioè soggetti appositamente formati.

Il responsabile per la sicurezza può, ove lo ritenga opportuno, richiedere l’utilizzo di una calzatura da lavoro DPI certificata che abbia caratteristiche anche leggermente superiori rispetto ai minimi richiesti, soprattutto quando ravvisi dei rischi specifici collegati all’azienda e alle mansioni specifiche svolte dagli operatori.

Una volta che l’azienda ha ricevuto, quindi, precise istruzioni su quali certificazioni devono avere le calzature che fa utilizzare ai suoi dipendenti e collaboratori, si troverà a dover cercare sul mercato un fornitore affidabile, che garantisce calzature DPI opportunamente certificate (come Reposa).

Come si ottengono le certificazioni DPI per calzature

Per far certificare le scarpe da lavoro che rivende, ogni produttore deve appoggiarsi ad un apposito istituto di certificazione ufficialmente riconosciuto, che sia in grado di eseguire le prove tecniche necessarie e descritte all’interno delle normative ISO. In Italia sono pochissimi (appena due!) gli enti legalmente autorizzati; le certificazioni vengono rilasciate sia in italiano che in inglese e sono valide in tutto il mondo.

Schematicamente, il processo avviene così:

  • Il produttore invia al laboratorio tre paia di scarpe per ogni modello come campioni: generalmente, la taglia più piccola, la media, la più grande.
  • Insieme alla scarpa vengono inviate anche le specifiche tecniche che dovrebbe avere la scarpa (indicati in appositi moduli forniti dall’ente certificatore) e la “nota informativa” – ovvero il foglio che, proprio come il bugiardino di un medicinale, conterrà tutte le informazioni sul prodotto e che verrà inserito nella scatola, insieme alla scarpa.
  • A questo punto l’ente certificatore procede con i diversi controlli:
    • Verifica, attraverso le prove di laboratorio, che le caratteristiche indicate per la scarpa siano corrette (ad esempio, che sia antiscivolo o resistente al taglio).
    • Verifica che sulla suola della scarpa siano presenti tutte le punzonature richieste per legge: il simbolo CE, il lotto di produzione, la taglia, alcune indicazioni tecniche…).
    • Verifica che le informazioni sulla nota informativa siano corrette e correttamente esposte.
  • Solo se gli esiti delle verifiche sono stati positivi vengono rilasciate le apposite certificazioni.

Una calzatura da lavoro regolarmente certificata è una protezione importante sia per il lavoratore che la indossa, sia per l’azienda: nel malaugurato caso di incidenti o infortuni, infatti, aver fornito attrezzature non corrette al dipendente può rivelarsi un problema serio per azienda, con gravi conseguenze legali.

Ciò nonostante, molti produttori e rivenditori di “calzature per lavoro” continuano a fornire scarpe senza adeguate certificazioni, o con certificazioni ormai vecchie: restare al passo con le normative, infatti, comporta investimenti notevoli e continui che non tutte le aziende intendono fare.

Prima di procedere ad un acquisto, quindi, consigliamo di verificare sempre con attenzione che il modello prescelto sia dotato di una certificazione come calzatura da lavoro DPI in regola con le normative più recenti (se avete dubbi, il vostro consulente per la sicurezza potrà chiarirli).

Le calzature da lavoro Reposa sono tutte certificate DPI ai sensi delle normative vigenti. Le certificazioni sono consultabili su questo sito, nella sezione “catalogo”, all’interno delle schede dedicate ad ogni linea.

2019-01-10T17:38:18+00:00